Ciò che resta fuori da ogni dubbio è che nacque nella regione del Rìo de la Plata (zona compresa fra Argentina e Uruguay) nella seconda metà del 1800, per poi svilupparsi e prendere forza nelle città e nelle periferie di Buenos Aires, Rosario e Montevideo.

La realtà storico-sociale in cui verteva Buenos Aires in quegli anni ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita del tango.

La città stava conoscendo una forte espansione, che comportava anche una rapida crescita demografica. Immigrati provenienti sia dall’Europa che dall’interno del Paese stesso si riversavano nei quartieri popolari ed imparavano a convivere negli Orilla. Questi squallidi quartieri nati dal nulla vedevano affluire Italiani, Spagnoli, Francesi, Tedeschi, Slavi, Ebrei ed Ungheresi oltre a Gauchos ed Indios. Realtà completamente diverse, senza niente in comune se non la povertà e le difficoltà relazionali in un Paese in cui la maggioranza non comprendeva neppure la lingua, fecero in modo che si creassero legami fra le diverse tradizioni, etnie e culture.

Proprio questa fusione dette addirittura vita ad un dialetto degli emarginati, chiamato Lunfardo (influenzato soprattutto dal Francese e dall’Italiano). Questa era la lingua in cui venivano cantate le canzoni di speranza e disperazione degli immigrati. Venivano intonate storie comuni di fratellanza, di gioia, di tristezza, di malinconia. La musica divenne complemento essenziale di quelle vite, come consolazione ad una sensazione di inadeguatezza che accomunava persone provenienti da Paesi tanto diversi fra loro.

La nascita di un ballo che accompagnasse questi canti fu una conseguenza logica.

I progenitori del tango furono la Payada (antica forma di poesia popolare, caratteristica delle feste di paese dei Gauchos) e la Habanera (danza spagnola diffusasi a Cuba ed importata sul continente dai marinai). Proprio la Habanera si trasformò in un ballo insolito i cui passi principali consistevano in una camminata caratterizzata dall’avanzare dell’uomo e dall’indietreggiare della dama: la Milonga. Ultimo ingrediente che concorse alla nascita del tango fu il Candombè, una danza caratteristica dei neri, in cui le coppie ballavano separate ma molto vicine e che dava molto risalto a sensuali movimenti pelvici.

I primi passi vennero mossi nei bordelli e in piccoli bari sempre di dubbia fama, poiché le poche donne con cui poter danzare erano le stesse prostitute e le cameriere di quei locali. Furono proprio loro a dare al ballo una connotazione di sensualità e di esplicita provocazione.

Il tango rimase quindi a lungo emarginato, espressione di una classe sociale povera, poiché l’elite cittadina lo riteneva moralmente inaccettabile e vergognoso.

I giovani rampolli, però, se volevano divertirsi, ballare e conoscere donne non avevano altra scelta che frequentare le milongue.

Grazie a loro, e ai viaggi compiuti in Europa, il tango sbarcò oltreoceano e fu subito apprezzato a Parigi. Capitale libertina, spregiudicata e anticonformista, la Città Lumiere amò immediatamente questa danza e rappresentò il lasciapassare per la diffusione in tutto il resto del continente.

Originariamente il tango rappresentava esclusivamente la musica che accompagnava la danza. Era caratterizzato da un trio di flauto, arpa e violino. Oppure flauto, chitarra e violino, piuttosto che clarinetto, chitarra e violino.

Gli strumenti prescelti erano infatti contraddistinti dalla “trasportabilità”: dovevano infatti poter essere spostati agilmente nei luoghi in cui venivano organizzate le feste o i ritrovi di strada e di cortile.

I musicisti suonavano ad orecchio e molto spesso improvvisavano. Questo purtroppo ha fatto in modo che le prime melodie andassero irrimediabilmente perdute.

Gli strumenti venivano suonati in maniera particolare, per dare forti accenti di battuta e segnature ritmiche, anche perché non venivano usate percussioni.

Successivamente, il flauto fu sostituito da uno strumento insolito, di origine Tedesca, inizialmente destinato alla rappresentazione sacra: il bandoneòn.

Questa specie di organetto è diventato l’anima della musica tanguera e ne è ormai parte integrante, assolutamente inscindibile.

Quando finalmente, nel 1900, il tango poté raggiungere i teatri ed i caffè il trio musicale per eccellenza era composto da bandoneòn, violino e pianoforte. L’evoluzione ha visto poi la crescita degli strumenti, fino ad arrivare a sei elementi: 2 bandoneònes, 2 violini, un pianoforte ed un contrabbasso.

Grazie ad un Italiano venne poi introdotto un cantante, estribillista, che interveniva solo nel ritornello.

Sempre maggior numero di compositori e direttori d’orchestra si è avvicinato al tango, ma i migliori risultati sono sempre stati ottenuti da Italiani.

 Il ballo è basato sull’improvvisazione. Non ci sono coreografie predefinite o figure da seguire. Il tango è libera interpretazione in cui i sentimenti e le melodie prendono vita e vengono rappresentate e sentite in pista.

La posizione da tenere è quella di un abbraccio frontale asimmetrico. L’uomo cinge la schiena della dama con la mano destra, mentre con la sinistra le tiene la mano. Tendenzialmente, viene sempre mantenuta una certa rotazione in senso antiorario.

Il passo di base (salida basica) è rappresentato da una camminata in cui l’uomo guida la propria dama. Si tratta di un esercizio di concentrazione in cui le figure si intrecciano, si confondono e si frammentano.

Il tango è totale espressione dei sensi. I passi, gli sguardi, le prese, le figure, le melodie si amalgamano per diventare un tutt’uno armonico e dinamico.

Non esiste un tango uguale all’altro ed ogni brano viene ballato in maniera diversa in base al momento che viene vissuto. In ogni brano risiedono momenti gioiosi, tristi, euforici, sensuali e passionali.

Ogni momento di ballo rappresenta un’unione di due ballerini che condividono un’esperienza assolutamente personale e di totale comunione.

Il tango non si può ballare in maniera accademica o standardizzata. Va vissuto attimo per attimo, ed improvvisato in base al sentire del momento e alla complicità che si instaura fra i due ballerini.

 Come succede per diversi tipi di danza, anche il tango è caratterizzato da diversi stili, in base alle fasi storiche o alle zone in cui si è sviluppato.

Una delle prime espressioni fu il Canyengue, intorno al 1880, caratterizzato da movimenti corti e rapidi.

Un abbraccio stretto e movimenti contenuti (più adatti alle piste da ballo) distingue lo stile milonguero, semplice, sobrio e passionale.

Il Tango Salon nacque nei salotti dell’aristocrazia e si riconosceva per la maggiore spettacolarità dei movimenti e una ricerca dell’eleganza. L’abbraccio era più ampio rispetto a quello dello stile milonguero.

Il Tango Show contraddistingue le spettacolari coreografie che vengono rappresentate durante gli spettacoli e le manifestazioni. Sono di grande impatto scenico.

Il Tango Fantasia si affermò intorno agli anni ’60 e ’70 e di nuovo conduceva alla libera interpretazione, all’estemporaneità con cui venivano eseguite le figure.

Negli anni 2000, infine, si sta affermando un genere denominato Tango Nuevo, ballato soprattutto sulle melodie elettroniche.

 LP