La Santeria è la vera religione praticata a Cuba. Essa nasce dal sincretismo fra il cattolicesimo, imposto dagli Spagnoli, e vari aspetti della religione tradizionale Yoruba, importata dagli schiavi africani che furono deportati nel Nuovo Mondo durante il XXVII secolo.
La religione Yoruba ebbe quindi modo di diffondersi in tutto il centro e sud America dando vita, ad esempio, al Candomblè (o Macumba) in Brasile e al Vodoo ad Haiti.
Il termine “Santeria” fu coniato dagli stessi padroni spagnoli che trattavano la schiavitù ed ebbe fin dall’inizio una forte denotazione denigratoria. I colonialisti, infatti, erano decisi a debellare ogni forma religiosa africana, come l’animismo, addirittura con la pena di morte. La loro intolleranza obbligò gli schiavi ad abbracciare, almeno apparentemente, la religione cattolica. Per continuare ad adorare i loro Dei, furono costretti ad adottare un intelligente stratagemma, celando le loro divinità dietro al volto dei santi cristiani, sulla base di elementari analogie.
Per questo, la parola “Santeria” indicava l’apparente eccesso di zelo e devozione con cui gli schiavi si rivolgevano ai Santi cristiani, di gran lunga più idolatrati della figura di Dio stesso.
L’espediente adottato allora, da quei primi deportati, ha permesso alla Santeria, meglio conosciuta come Regla de Ocha (o Lukumi), di diffondersi e di radicarsi in maniera tanto forte nel nascente popolo cubano da poter vivere ancora oggi.
Le pratiche magiche, le superstizioni ed i misteri si fondono con le tradizioni del Cattolicesimo. Se inizialmente l’iconografia dei Santi serviva solo a nascondere gli Dei africani, oggi ne è diventata parte integrante, tanto che non è più possibile scindere l’una dagli altri. Per capire questo, basta pensare che la maggior parte dei Santeri si definisce cattolica ed è battezzata. Semplicemente, il Cattolicesimo ha assunto caratteristiche proprie, diventando una religione “sui generis”, in un mix affascinante fra il sacro ed il profano.
Particolare impulso a questo culto è stato dato dall’abolizione della schiavitù, nel 1880. L’emancipazione ha permesso di praticare con crescente libertà i riti africani, che ormai si erano ampiamente mischiati con la religione cattolica. Ed è sempre appartenente a quel periodo la nascita delle prime case dedicate a questo credo religioso, soprattutto nei pressi di L’Havana.
Protagonisti della Regla de Ocha, gli “Orishas” sono divinità immateriali legate agli elementi naturali (alberi, boschi, fuoco, acqua…) che una volta erano esseri umani e che sono stati resi santi dai loro discendenti. Essi si mostrano agli uomini solamente attraverso il possesso di uno di loro, attraverso stati di trance durante cerimonie chiamate “hacerse el santo”.
I Santeri adorano circa 40 Orishas (anche se la Religione Yoruba ne conterebbe molti di più), ma le divinità più conosciute dai fedeli si riducono ad una quindicina.
La mitologia ricorda molto il Pantheon greco: gli Dei hanno vizi e pregi come gli uomini. Ognuno di loro ha diverse preferenze come ad esempio colore, cibo, danze, parti del corpo, elementi naturali.
Un numero altissimo di leggende, a volte anche in contraddizione fra loro, racconta gli amori, i tradimenti, le guerre, le alleanze e le vite di questi Orishas. Il loro volere, i loro messaggi ai fedeli, i loro consigli vengono interpretati dai Santeros e dai Babalawos.
Le principali divinità, associate al connubio cielo-terra, sono rappresentate da Olofin e Olordummare. Essi rappresentano l’idea suprema di Dio. Fra loro e gli uomini, tutti gli altri Santi fungono da intermediari, dopo aver spesso ricorso alla mediazione di Obatalà, primo fra tutti gli Orishas.
Obatalà veste di bianco, è il protettore della testa, della mente. Ama la pace ed è misericordioso. Creatore della terra e dell’essere umano, è identificato con la Virgen de las Mercedes.
Il Santo protettore dei viaggiatori, delle strade e degli incroci è Elegguà. Imprevedibile, incostante, è un bambino dispettoso che detiene le chiavi del destino. Suo l’enorme potere di aprire e chiudere le strade, il “cammino” degli uomini. Per questo, è a lui che ci si deve rivolgere per primo anche nei rituali. Elegguà “abre el camino”, con in mano il “Garavato” (un bastone con la punta ricurva, in modo da formare una V). Sant’Antonio da Padova e San Rocco sono i suoi corrispettivi ed i suoi colori sono il rosso ed il nero.
La Vergine Maria identifica Yemayà, la Madre della vita e degli altri Dei. Alcune leggende la vedono sposa, altre madre di Obatalà. La Dea del mare è protettrice delle partorienti, dei marinai e dei pescatori, nonché Santa patrona dell’Havana. I suoi colori sono il bianco e l’azzurro.
Changò è il Dio della virilità, dei tuoni e dei fulmini, della guerra, della danza e della musica (è il re dei tamburi Batà). A lui sono attribuite innumerevoli avventure amorose (è certo che nessuna donna del pantheon Yoruba sia rimasta immune al suo fascino). Non meno importanti sono i suoi litigi con i rivali. Figlio indesiderato di Yemayà, perché frutto di uno stupro, è protetto da Obatalà. I suoi colori sono il bianco ed il rosso. La Santa cattolica con cui viene identificato è Santa Barbara.
Il corrispettivo femminile di Changò è rappresentato dalla sua stessa amante: Ochùn. Dea dell’amore, della bellezza e dei fiumi ama l’oro, ed il suo colore è appunto il giallo ma anche oro e bianco. E’ cattolicizzata con la santa patrona di Cuba: la Virgen de la Caridad del Cobre che ha il suo santuario a Santiago.
Orula personifica la divinazione ed è per questo il principale benefattore per il genere umano. E’ figlio di Yemayà, nato da un rapporto incestuoso col figlio Oggùn. I colori a lui dedicati sono il giallo ed il verde, il santo cattolico è San Francesco d’Assisi.
Oggùn, altro santo guerriero, dio del ferro, montanaro irascibile e solitario, i suoi colori sono il verde e il nero, identificato con San Pietro)
Babalù Ayè corrisponde a San Lazzaro ed è il guaritore di numerose malattie veneree e della pelle, come la lebbra ed il colera. I suoi colori sono il bianco ed il blu. Principale Santo adorato in Africa, a lui è dedicato il santuario di Rincon, a L’Havana (frequentato da migliaia infermi durante i festeggiamenti in suo onore del 17 dicembre).
Quelle descritte qui sopra sono le principali divinità Orisha, ma come accennato precedentemente, è bene ricordare che ne esistono numerose altre.
I fedeli della Santeria riconoscono varie similitudini con il vodoo haitiano o con la macumba brasiliana ma, a differenza di queste due pratiche, sostengono di praticare esclusivamente magia bianca. I Santeri operano solo divinazioni e riti per propiziare l’amore, la salute e la prosperità.
Chiunque può diventare Santero. Ha così inizio una pratica definita “hacer el santo” (prendere il Santo). Il percorso di iniziazione dura circa tre mesi, durante i quali vengono celebrati numerosi riti.
Il neofita deve vestire di bianco ed evitare i contatti fisici con le altre persone per un anno.
Al termine di questo percorso, si celebra l’Ebbò, cerimonia con cui l’iniziato diventa Santero. Altri riti, altre cerimonie possono portare il Santero a diventare Babalawo, oracolo più potente designato direttamente da Orula.
La Santeria ha un forte ascendente su ogni aspetto culturale di Cuba, in particolare sulla musica e la danza. I generi musicali afrocubani risentono particolarmente dei ritmi dei tamburi Batà (in ordine dal più grande al più piccolo Lyà, Itoteles e Okonkolo) usati durante i rituali in onore del Santo, . La salsa ed il mambo ne sono un esempio. Ma sicuramente, la Rumba è la danza che più di tutte rappresenta il connubio con le radici africane: i balli si ispirano ai riti di origine Yoruba. Ogni Santo è contraddistinto da un particolare movimento, che lo rappresenta e lo diversifica da tutti gli altri.
Il governo cubano sta facendo tesoro di queste tradizioni, e le ha elevate addirittura a livello accademico, considerandole patrimonio culturale nazionale.
LP